Per impetrare la pioggia

S. Croce di Bleggio, 4.

Degno dei fasti giudicariesi, e da segnarsi albo lapillo, egli fu certo questo giorno consacrato ad onore della Croce taumaturga per ottenere la tanto sospirata pioggia. Quella fede viva dei nostri avi verso questo Vessillo di redenzione non è spenta, ma brilla vivissima anche nei tardi nipoti, e l’ottimo Iddio ne la ricambiò già a chiari indizii. Vorrei tentare di far una giusta relazione della processione di ieri, nella quale si portò la Croce sul monte, ma prevedo che n’escirà un meschina cosa di fronte alla realtà che ci fu dato vedere e gustare. Venerdì 27 sett.bre, dopo un giorno di adorazione fatto da tutto il popolo di Bleggio in onore a Gesù in Sacramento, le due rappresentanze comunali al completo si adunavano nella chiesa parocchiale, e là dinanzi al Crocefisso prostrate a terra assieme al parroco emettevano il voto solenne di portare, secondo il rito antico e le antiche tradizioni, la S. Croce sul monte al prossimo venerdì. – Fu una scena commovente quella e che strappò a più d’uno dei presenti delle lagrime calde di commozione. – La notte seguente la prima acqua cadeva nella vallata.

Mercoledì 2 ottobre, dopo i vespri solenni, si venne a togliere il Legno Santo dalla nicchia del suo altare ove si stava senza esser mosso da 34 anni (ultima volta che si portò ancora sul monte) e veniva deposto nella capella rispettiva adagiato sopra cuscini e guardato giorno e notte per turno di un’ora da sei confratelli del SS. Sacramento. – Numeroso popolo era presente a quella solenne ed imponente cerimonia, fra lagrime di pentimento e sussulti di cuori commossi.

I tribunali di penitenza venivano assediati giorno e notte, e le comunioni dei devoti furono in numero consolantissimo – Intanto venivano divulgati gli avvisi che all’alba del giorno 4 ottobre la Croce benedetta sarebbe portata in processione di penitenza dalla chiesa fino sul monte, al luogo ove la primiera pietà l’aveva innalzata già da oltre tre secoli.

La notte seguente cadde, dalle ore 1 ant. fino alle 6 una pioggia sufficiente per le seminagioni autunnali.

La divozione alla S. Croce di Bleggio è grandissima nelle Giudicarie tutte e nelle vallate vicine, e perfino nel vicino regno, e già si prevedeva un concorso numeroso a questa processione; ma la realtà superò di gran lunga l’aspettazione, perché non si ebbe giammai fin quì a numerare tanto popolo accorso in simili occasioni. Il giorno 3 ottobre cominciarono a venire quelli più lontani, e nella notte dai 3 ai 4 ottobre venne il resto. – Una notte illuminata da una luna piena e rinfrescata dall’acqua caduta e dalla burrasca scatenatasi dal Gruppo di Brenta circa le 9 del giorno 3, la quale fece nascere un vento da portarci via tutte le nubi – Già alle una dopo la mezzanotte le campane suonavano lontano lontano. – Era il segnale che s’avviava qualche processione di divoti per alla volta di Bleggio. Alle due dalle alture di Banale segnalavasi una lunga fila di lumi: erano quelli di S. Lorenzo in numero di 500 guidati dal loro curato; indi un’altra più lunga discendeva da Stenico, una da Ballino guidata dal curato; e nel mentre s’avviava alle tre quella di Fiavè col proprio curato, dando commovente spettacolo nel percorso di quell’altipiano, dalle alture del Durone si faceva innanzi maestosa quella di Saone. Erano cinque le processioni che come striscie lunghe di fuoco si vedevano quà e là tutte convergersi ad un unico centro, S.Croce di Bleggio. Il suono dei sacri bronzi, i canti di penitenza che si spandevano per l’aere in quella notte serena, era tale uno spettacolo all’uomo di fede che cavava le lagrime. Intanto sulle alture di Bleggio come faro del porto si vedeva a luce bengalica illuminata la Croce monumentale, la quale « Fede e voto d’un popolo di forti, dal granitico masso ergea la testa » Scena reciproca di commozione era l’incontro fraterno che la Confraternita di S. Croce, con alla testa il clero della parocchia, faceva alle singole processioni mano mano che arrivavano. Gli stendardi, i confaloni splendevano anche di notte pel lucicare dei lumi, per il chiarore della luna – ad ore 4 1⁄4 tutto lo spiazzale di S. Croce, tutta la chiesa era zeppa di divoti. Ad ore 4 3⁄4 finalmente comincia a sfilare la lunga processione, ed i primi toccavano le alture di Quadra quando appena usciva la Croce, levata da sei sacerdoti e portata da loro per tutto il percorso dello spiazzale. Dopo il popolo maschio seguivano 800 confratelli in divisa e candela con un buon numero di lanterne, confaloni e stendardi, veniva poscia la pesante Croce portata da confratelli, che di quando in quando si davano il cambio, grati della sorte di provare in minimum i patimenti di Cristo nell’ascesa al Calvario – Seguiva il clero in numero di 14 sacerdoti, e sotto il baldacchino il paroco di Bleggio portava la reliquia della S. Croce. Dopo il clero, una lunghissima fila di consorelle, parte in divisa e le più senza, ma tutte con ceri in mano da formare una lunga striscia di fuoco, che a curve e giri ascendeva la lunga pendice che porta al monte di S. Martino ed al luogo della Guarda, meta del pellegrinaggio devoto. – Il Vessilla Regis prodeunt, lo Stabat Mater, il Miserere, il S. Rosario erano le preghiere che si cantavano, si ripetevano, si alternavano, si confondevano lungo il tragitto. Quale scena indescrivibile! Gli intervenuti alla sola processione sommarono ad 8700, dei quali 3940 donne! Se vi aggiungiamo il migliaio di persone che stavano sul luogo alla Guarda, e le poche impotenti ad ascendere che se ne stettero alla parocchiale, si può dire senza tema che le persone accorse a questa solenne manifestazione di pietà e di fede erano 10 mila.

E tutto questo popolo si trovava a 1100 metri sopra il livello del mare allo spuntar del sole (furono impiegate due ore nella salita) e tutto raccolto nell’unico piano inclinato della Guarda, luogo da cui l’occhio spazia sopra tutte le Giudicarie esteriori. Portata la Croce al sasso, ove tre secoli fa veniva eretta la prima volta, coll’aiuto delle corde e di puntelli si alza e si rimette nel buco del granitico masso. Ai piedi della stessa si prepara tosto l’altare pella s. messa.

Era la prima volta che là si celebravano i divini misteri, e questa fu una grazia specialissima che ci fece il nostro principe vescovo, volendo favorire ancora una volta, come fecero gli antichi pastori tridentini, i suoi giudicariesi. Tanta grazia fu accolta con sentita riconoscenza da tutti, e ad ore 7 1⁄2, dopo l’incensazione della reliquia della S. Croce, il coro di Bleggio intuonava il Kyrie della messa votiva in onore di S. Croce. Un popolo di 10 mila persone era là prostrato sulla zolla inaridita e sull’erica secca per ringraziare Iddio della pioggia ottenuta mercè la virtù della S. Croce e per ottenerne dell’ altra. Eravamo là tra cielo e terra, e si parlava con Dio a tu e tu, come il nocchiere in alto mare. La s. messa veniva celebrata dal parroco locale.

Al vangelo ascende il pulpito, preparato a fianco all’altare, il curato di Fiavè e, saluta la Croce con una voce baritonale in re alto con queste parole: – Salve Croce santa e taumaturga; nelle umane sorti« unica a noi mortal, speme che resta » Salve. O Crux ave spes unica, e per 25 minuti con cuore commosso e convinto parlò a quella moltitudine che attentissima e commossa pendeva dal suo labbro. – Dimostrato il perché degli umani flagelli mandati da Dio, ed in specie della passata siccità, toccando dei disordini presenti nell’umana società non esclusa quella giudicariese, venne additando al modo di allontanarli col far ricorso a Dio colla preghiera e col pentimento. L’esame di coscienza che fece l’oratore per sé stesso e fece fare a tutti noi, là dinanzi alla Croce, simbolo di quella che discenderà con Cristo sulle nubi nell’estremo giudizio, commosse e conquise addirittura. In fine chiudeva il suo dire coll’animarci alla preghiera e ad unirci al sacerdote che là per la prima volta dopo la creazione del mondo celebrava il divin sacrificio, onde chiedere la conversione degli empi, lunga vita e conforto nelle presenti amarezze al Sommo Pontefice Leone, al pr. vescovo, che volle essere benigno con noi permettendoci quassù la s. messa; accennò pure all’onomastico dell’augusto Sovrano e per lui pure invitò a pregare, ed infine per tutti colà uniti ad adorare la Croce, onde nell’estremo dì del giudizio tutti fossero alla destra per essere benedetti da Gesù e seguire la Croce nella beatitudine eterna. Finita la s. messa, e recitati tre pater ed ave, si ripetè da 10 mila petti la popolare invocazione: « Vi adoro, o S. Croce, e reliquia ». – Deposta poscia la Croce, e portata per pochi minuti dal clero, si discese dal monte per altra via nel medesimo ordine e si arrivò alla parocchiale ad ore 10, ove si celebrò la seconda s. messa dal m. r. parroco di Banale.

Ancora innanzi il pranzo la massima parte del popolo fece ritorno alle proprie case, e vi posso assicurare che non successe il minimo inconveniente, neppure dal lato sanitario, ed il medico locale che fu sopra luogo tra i divoti ne fu felice testimonio assieme alla benemerita arma.

La S. Croce resterà ancora esposta alla venerazione dei fedeli, e domenica prossima dopo i vespri sarà riposta sul suo altare.

Confidiamo in Dio che vorrà compiere i nostri voti mercè questa Croce santa, concedendoci il resto della pioggia che ci abbisogna.

P. S. S. Croce, 5 ottobre. Questa notte circa le 1, dopo una notte lucentissima d’improvviso si annuvolò il cielo e ci mandò un po’ di pioggia, ritornando poscia sereno. È una stilla di altra grazia ed un nuovo argomento che da noi invano si invoca questa Croce, benedetta mille volte ed ora.

X.


Soggetto produttore“La Famiglia Cristiana”, n. 117
Data09/10/1895
PseudonimoX.
DescrizioneArticolo riguardante la descrizione della processione con la croce taumaturga sul monte San Martino in località “La Guarda”.